Roma, 2002

Vittorio Rossi Brigante nasce a Vallerotonda il 3 febbraio 1900 dal Dott. Alfonso Maria e dalla Nobildonna Mariannina Fabiani.

La Sua Famiglia, originaria della città di S. Germano (l’odierna Cassino), si era trasferita in questo centro alle pendici delle Mainarde nel 1385 e vi era rimasta per oltre cinque secoli. Compiuti gli studi, tra Cassino e Roma, fino al conseguimento della laurea in giurisprudenza, si trasferisce, nel 1926, nella Capitale per iniziare la Sua carriera nel Ministero dei lavori pubblici.
Il 23 Aprile 1931 sposa la nobildonna Maria Vetrani, dalla quale ha avuto i suoi tre adorati figli: Anna Maria, Alfonso Maria e Giuseppina Letizia. Nel 1958 diviene Provveditore alle opere pubbliche, carica sempre riservata, prima di lui, ai laureati in ingegneria.
Presta servizio, come Provveditore, nelle sedi di L’Aquila, Perugia, Ancona e Trento, dove termina la Sua carriera per raggiunti limiti di età.
Anche se ha dovuto lasciare da giovane il paese natìo, ad esso rimane sempre profondamente legato tanto da ritornarci ogni anno per l’intero periodo di ferie in modo da potersi dedicare al restauro della casa avita ed al culto delle memorie familiari.
Ricco di curiosità intellettuali ed estremamente eclettico si è appassionato innanzitutto allo studio dell’uomo sotto ogni aspetto, curando, in particolare, la storia, la filosofia, la psicologia, l’archeologia, le arti, specie quelle figurative. Ama la musica classica e moderna, anche suonando da giovane il violino. Comincia a dipingere in età avanzata soprattutto scorci della Sua terra e paesaggi locali. E’ collezionista competente ed aggiornato, si può dire “collezionista di collezioni”, in particolare di libri di ogni epoca e materia, di quadri soprattutto del ‘600 e del ‘700, di monete specie dell’età romana e del papato, di francobolli e di altri oggetti ancora. Di tutto è curioso ed è sempre desideroso di apprendere fino a tardissima età.
Entrati nell’era delle telecomunicazioni e dell’informatica è divenuto amante dei ritrovati più moderni, di cui è sempre fornitissimo.
Ma l’amore più forte e più intenso rimane quello per la Sua terra natìa e per tutta l’area culturale in cui la Sua famiglia nei secoli aveva vissuto.
Vallerotonda fino al 1927 faceva parte della Provincia di Terra di Lavoro (solo parzialmente ricompresa nell’attuale Provincia di Caserta) di cui lo zio Giuseppe era stato Consigliere per quasi 50 anni e Presidente della stessa per oltre un decennio.
Durante tutta la Sua vita raccoglie notizie rare o inedite sulla Sua terra, compilando appunti e schede, senza pervenire, però, ad un disegno unitario.
Collocato a riposo inizia a scrivere l’Opera sistemando, rielaborando e completando il materiale raccolto ed arricchendolo.
L’Opera consta di 9 volumi, divisi in 11 tomi (oltre a due volumi di miscellanea) ed ha l’ambizione di narrare la storia della propria terra e della propria famiglia nel solco di quelle di Monte Cassino, della Terra di S. Benedetto ed in genere del Mezzogiorno d’Italia. L’impegno profuso nell’arco di una vita lunga ed operosa ha prodotto un lavoro di grande interesse, ricco di notizie e di aneddoti di vita locale, che rendono l’opera preziosa per chi voglia andare alla ricerca delle orme del passato su una terra che è stata nei secoli un crocevia di popoli e di civiltà.
L’Opera è di lettura scorrevole per la chiarezza espositiva e per le curiosità che sa suscitare nel lettore. L’Opera è anche interessante per un altro motivo: infatti l’Autore si pone come storiografo nei primi volumi e come spettatore o protagonista diretto negli altri. Si tratta in quest’ultimo caso del secolo XX che ha vissuto quasi per intero passando dall’epoca delle candele a quella dell’elettricità, dall’acqua attinta ai pozzi all’acqua corrente, dai viaggi a cavallo o a dorso di mulo a quelli in treno, in auto e in aereo, dalla società agricola a quella industriale e post industriale, tra due guerre mondiali, rivoluzioni e sconvolgimenti di ogni genere. Di tutti questi cambiamenti l’Autore è attento osservatore e di questi sa cogliere gli aspetti essenziali ed innovatori, rimanendo sempre nel presente, adeguandosi e vivendo, non ancorato al passato, ma guardando con fiducia verso il futuro, pur conservando i forti valori della Sua gioventù.
Il dr. Rossi Brigante, mantenendo intatte le Sue attività mentali, si spegne a Roma il 5 giugno 1999 tra l’amore dei Suoi cari ed il dolore di quanti nel Suo paese natìo lo ricordano come l’ultimo dei notabili di cui era ricco il passato.
Nel Suo cammino in questa vita è sempre stato sostenuto dalla sua sposa Maria che lo ha sempre incoraggiato anche nella stesura di quest’opera. Negli anni hanno condiviso immense gioie e quotidiane difficlotà, sempre insieme, l’uno al fianco dell’altra. Sono stati sposati 68 anni: anni d’amore, armonia, serenità e letizia. Vivendo intesamente ogni minuto, l’unico occupandosi e preoccupandosi sempre dell’altra. Solo la morte li ha separati su questa terra, ricongiungendosi per sempre il 28 dicembre 2002 quando l’adorata moglie lo ha raggiunto fra le braccia del Padre Celeste.

I figli Anna Maria, Alfonso Maria, Giuseppina Letizia
e i nipoti

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